Ti ricordi quando da piccoli dicevamo: “Specchio riflesso, tutto quello che dici a me, vale per te”? Era un gioco. Spesso accompagnato da gesti buffi con le mani. Un modo per restituire una provocazione. Per annullarla.
Da bambini eravamo più sinceri, ingenui. Le offese si trasformavano in un gioco di specchi, e noi capivamo subito che il mondo era spesso uno specchio della nostra innocenza. Da adulti, invece, ci dimentichiamo di quel riflesso. Ci lasciamo trascinare da rabbia, gelosia, giudizio.
Pensiamo che siano gli altri a creare il fastidio, la frustrazione, la paura. Ma spesso nasce dentro di noi. È un riflesso interiore. Il mondo esterno ci restituisce solo quello che già c’è dentro.
La nostra dieta quotidiana non inizia solo dal nutrizionista, ma da ciò che nutriamo nell’anima. Non solo da ciò che alleniamo in palestra, ma da ciò che coltiviamo nella mente. Se lavoro esteriore e interiore non sono in equilibrio, sentirai sempre una mancanza.
Molte volte mi dicono: “Dovresti rispondere. Dovresti spiegare. Dovresti mettere dei limiti.” Ma negli anni ho imparato a dissolvere, come acqua che scivola sullo specchio. Alcune conversazioni equivalgono a due lingue diverse. Puoi usare tutti i traduttori del mondo, ma se non c’è ascolto non esiste comprensione.
Quindi, pensaci bene: Quanto tempo vuoi spendere per convincere gli altri? E quanto invece per ascoltare te stesso?
C’è un concetto che amo, della splendida Mel Robbins, che approfondirò a tempo debito: “Let them. Let me.” Lascia che gli altri siano come sono. E lascia a te stesso la libertà di essere. Perché alla fine, prima di cambiare il mondo esteriore, vale la pena osservare il riflesso interiore.
Non devi convincere il mondo. Devi solo essere in pace con te stesso.
*Questo flusso ha preso anche forma visiva, osserva le immagini del suo passaggio.







